La Mozzarella di Bufala è un prodotto caseario tipico dell'Italia meridionale, tradizionalmente Campano, originario della piana del Sele.
Il termine mozzarella deriva dal nome dell'operazione di mozzatura compiuta per separare dall'impasto i singoli pezzi.
La mozzarella è definita regina della cucina mediterranea, oro bianco o perla della tavola, in ossequio alle pregiate qualità alimentari e gustative del prodotto.
In base alle pezzature, la mozzarelle assume nomi diversi: ciliegina 20 gr, bocconcino 50 gr, mozzarella 125-250-500 gr, mozzarellone 1-2-3 kgr.
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Una antica leggenda narra della ninfa etrusca Baptì-Palìa, che regnava nelle paludi della pianura di Battipaglia. Ella custodiva gelosamente il segreto: la Mozzata di Bufala (l’antica denominazione della Mozzarella di Bufala), cibo prelibato riservato esclusivamente agli Dei. All’alba di ogni giorno la ninfa si dedicava alla mungitura delle Bufale che pascolavano allo stato selvatico nelle paludi e, dopo un laborioso e complesso procedimento, solo da lei conosciuto, si accingeva alla “filatura” della cagliata e dal morbido impasto perlaceo ne “mozzava” dei pezzi di forma sferica, per ottenerne la preziosa Mozzata. Alla fine, dopo averla preparata con cura e riposta in canestri di vimini, adornandola con ramoscelli di mirto ed altre erbe aromatiche che ne esaltavano il sapore, ella si recava alla dimora degli Dei per offrirla alla loro mensa. Il Fato volle che un giorno la ninfa Baptì-Palìa si imbattesse in un giovane pastore di nome Tusciano, il quale giaceva dolcemente addormentato sulla riva del fiume Presa dalla rara bellezza di Tusciano, ella se ne invaghì e, dopo averlo svegliato con delicate carezze, gli dichiarò il proprio amore e, come pegno di esso, gli svelò il segreto della Mozzata di Bufala. Il giovine, ingenuamente e per farsene vanto, rivelò tale segreto alla gente delle vicine contrade. Gli Dei, adirati per il fatto che i mortali fossero venuti in possesso del segreto della Mozzata di Bufala, punirono la ninfa ed il suo innamorato, condannandoli a girovagare per le paludi, senza mai potersi incontrare. Qualcuno giura che per secoli, nelle notti di luna nei pressi di queste antiche paludi, si udissero ancora le voci lontane dei due innamorati che si chiamavano l’un l’altro, cercando di raggiungersi, ma invano! Oggi, per fortuna, i due amanti possono dirsi ricongiunti, poiché la ninfa Baptì-Palìa è divenuta l’operosa cittadina di Battipaglia, la quale stringe in un eterno abbraccio il suo Tusciano, trasformatosi nel fiume che la attraversa.
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